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La MORALITA’ ha Condannato il PROGRESSO

La MORALITA’ ha Condannato il PROGRESSO

Il 19 gennaio 2020 cade il ventesimo anniversario dalla scomparsa di BENEDETTO CRAXI. L’Italia avrà coraggio di celebrare un “PATRIOTA”? Ovviamente No, perché nel “Bel Paese” il pensiero pubblicamente dominante è ancora quello figlio della “QUESTIONE MORALE“, un ipocrita utopia che ha consegnato il popolo italiano alle catene del progresso; movimento questo invece incarnato dal leader Socialista.

Prima della pellicola d’autore di D’Amelio in sala in questo periodo, nel 1997 Pier Francesco Pingitore dirige un film per la televisione dal titolo: “Ladri si nasce“. Il film racconta una serie di episodi con protagonisti differenti la cui coralità di azioni viene tenuta assieme dal passaggio di una “TANGENTE“. I protagonisti, tutti rigorosamente con le mani sporche, si ritrovano nel finale nello stesso luogo: un ristorante. Qui a pranzo c’è il sosia di BETTINO CRAXI, il quale, dagli stessi protagonisti negativi della pellicola, viene insultato e fatto arrestare.

Il cinema non si discosta tanto dalla realtà. E’ nella memoria collettiva l’episodio dell’Hotel Raphael di Roma, in cui al momento dell’uscita Craxi viene bersagliato da un lancio di monetine; al grido: “Bettino vuoi pure queste? vuoi pure questeeee? …. Bettino vuoi pure questeeee?” La contestazione di fatto sancisce la fine della PRIMA REPUBBLICA

E’ il 1986 e  BEPPE GRILLO  in scena sulla Rai a “Fantastico 7” dice la battuta che di fatto lo porta all’estromissione dal tubo catodico (si dedicherà ad altro e tornerà)

“Ad un certo punto Martelli tocca Craxi e fa una di quelle figure terribili. “Qua c’è un miliardo e sono tutti a socialisti?” Craxi “Si perché ?” Martelli “e se sono tutti socialisti, Ma a chi rubano?” Silenzio, Grillo inebetito (intanto Viscerale applauso in studio di chi in quel momento faceva parte della quinta economia mondiale) dice: ci vediamo a Fantastico 18″

Nel 1992 scoppia il caso MANI PULITE. Tangentopoli di fatto scopre parzialmente i tarocchi di un sistema intero colpendo a cannonate il PSI per stringere la tenaglia ai polsi del leader: Bettino Craxi. DI PIETRO diviene il volto simbolo della riscossa del Paese, CRAXI il “cinghialone” da arrostire mediaticamente. Nelle sedi istituzionali Bettino è stoico e storico, celebri sono i discorsi tenuti alla Camera dei Deputati il 29.4.1993 (oltre “lo spergiuro” c’è una critica all’Europa, la minaccia delle migrazioni incontrollate) e l’interrogatorio durante il processo Cusani – maxitangente Enimont –

DI PIETRO simbolo della moralità assieme al pool di Mani Pulite diviene nei primi anni ’90 un Eliot Ness (Gli Intoccabili) nostrano, ha in mano l’opinione pubblica. Silvio BERLUSCONI già dall’estate del 1994 proverà a sfidare il magistrato con il “Decreto Biondi”: di fatto fa finire lì il suo primo governo. Dicotomia quella tra Tonino e il cavaliere che sarà motivo di scontri per tutta la seconda Repubblica; quella in cui la comunicazione di Di Pietro – dal 1996 politico leader di un partito personale “L’Italia dei Valori” (che vivrà di vicende torbe) – verrà curata dalla Casaleggio. Vi è un filone che lega i comunisti degli anni 70 ai post comunisti della terza repubblica. L’eredità della questione morale ha prodotto oggi I Grillini: i Vaffa alla politica, le restrizioni economiche tutte prodotto della rivoluzione manettara. Il primo ministro Giuseppe Conte viene definito da esponenti 5 stelle “il miglior premier dai tempi di Ciampi” quando va bene perché vi è anche “dai tempi di Pertini”; si capisce perché fin dai tempi del Neorealismo l’Italia non è stato paese culla del talento.

Oggi i nostri esponenti di Governo ridicolizzano il nome Italiano all’estero. Questo è uno dei motivi per rimpiangere la politica di BETTINO CRAXI, ma non solo. Il leader del PSI fu un vero “PATRIOTA” capace di mantenere Autonomo il nostro Paese. Fu amico di Reagan con cui condivise l’opposizione al sistema comunista (Craxi indicò nelle azioni di forza dell’Urss delle manifestazioni di debolezza) ma verso Ronald mantenne schiena dritta a Sigonella quando non si piegò agli ordini americani. Questo avvenne perché per l’Italia era importante il mantenimento dei rapporti con i leader arabi per erigere la Nazione a protagonista dell’area Mediterranea. Attenzione: Bettino Craxi nonostante andasse a braccetto con il mondo arabo non ha mai tollerato espressioni di fanatismo, considerato ostacolo da eliminare. Ecco la figura di Craxi in questi anni, mesi, giorni che stiamo vivendo avrebbe sicuramente fatto arricchire il nostro Paese, soprattutto ora che la politica americana ha innestato la marcia del disimpegno mondiale (almeno sulla carta).

La sporca immagine del leader PSI avrebbe fatto peggio di chi ha acconsentito alle primavere arabe, partendo dalla Tunisia di Ben Alì (rifugio e luogo finale della vita di Craxi); fino allo scenario Libico. Domanda: è da rimpiangere?

La politica estera per Craxi fu talmente importante da risultare imprescindibile per le mosse interne. Agire sfruttando gli scenari internazionali; per questo Bettino (non solo con i già citati Reagan e Ben Alì) ebbe grandi relazioni con i pari esteri: Mitterand, Brandt, Gonzàlez e dell’America Latina.

La diversità di CRAXI nella storia della sinistra italiana sta nell’aver saputo coniugare e formare una sinistra all’occidentale capace di coniugare il socialismo “trasformare le pulsioni sociali in leggi e diritti” con la democrazia. La politica craxiana, la “SOCIALDEMOCRAXIA“, trasformò prima il partito attraverso la rivoluzione dei quarantenni e successivamente la politica italiana. Il Governo portò il paese ad esser la quinta potenza industriale, il sacrificio sull’altare fu l’esplosione del debito pubblico – per alcuni rivalutato in bufala -. L’azione di Craxi si stoppò solamente sulla “GRANDE RIFORMA” in cui si cercava, attraverso principi come il garantire la governabilità, di Modernizzare l’architettura istituzionale basata su una Costituzione che negli ’80 veniva già percepita come anacronistica e non come “la più bella del mondo”.

Il leader del PSI ebbe l’enorme capacità di intuire (da buon socialista – scuola Nenni, con Pertini così e così) le pulsioni del popolo che nei magnifici 80 incarnerei iconicamente nell’urlo di Tardelli. L’Italia usciva dal grigio degli anni di piombo per vivere nei colori dall’edonismo, dalla positività e dalla sfrontatezza della gioventù. Il luogo di questa cultura è la “MILANO DA BERE” di Bettino Craxi. La classe dirigente di riferimento per “yuppies e paninari” diventa la segreteria del PSI formata dai 40enni. Il partito perde il corpo dell’ideologia per assumere quello della persona; il PSI diventa il partito di Craxi in cui però la collettività ha un ruolo primario; quella del PSI di De Michelis, Martelli, Amato, Tognoli è l’ultima classe dirigente capace di interpretare il tempo in cui vivono. Craxi è il primo politico a dare anima alla politica; è talmente moderno da assumere un fotografo personale che lo ritragga nella vita comune.

Proprio MILANO con Craxi al centro della scena politica italiana, fino agli anni 80 rimase sempre in disparte, relegata quasi a laboratorio – satellite di nuove soluzioni governative. Prima della Lega di Bossi, che esaspererà il concetto, fu Craxi a parlare di “REGIONALISMO” con maggiori poteri agli enti locali; quindi Sussidiarietà e critiche alla gestione dei finanziamenti dati a pioggia soprattutto per il sud che restava un problema da risolvere con interventi di denaro mirati a debellare il fenomeno dell’assistenzialismo. Non siamo così distanti dalla Lega di Salvini, Zaia e Fontana.

Quindi già negli anni ’80 Craxi portò al centro del dibattito pubblico tematiche che oggi noi contemporanei ci troviamo a discutere: Riforma Costituzionale, Rapporti con il mondo arabo, Europa, Regionalismo e Made In Italy. Sono passati pochi anni da quando nel 2016 Renzi ebbe che a fallire sul progetto di riforma costituzionale, chi sarà il prossimo leader a provarci? In questi giorni vi è caos nel mondo arabo, l’Italia sulla Libia ha appena fatto una gaffe diplomatica grazie a Conte. L’Europa viene vista dopo l’innamoramento (un classico italiano) con disaffezione e Craxi fu uno dei primi a parlare di “inferno” e si espresse per cambiarla. Il regionalismo è teatro di scontro tra il governo ed i governatori del nord. Persino il Made in Italy (sopravvalutato perchè al 100 % non esiste un prodotto fatto qua) fa rimpiangere le assenti politiche Industriali ormai basate solo sul suffisso di tendenza: ieri era il “numero.0”; oggi è tutto un “green” o “eco”.

Rispettando le condanne seppur nutrendo dubbi su modalità e contesto; Ma qualora Craxi avesse potuto agire per raggiungere il fine ultimo e sarebbe bastatato che qualcuno in Parlamento avesse fatto sistema:

oggi l’Italia a che punto sarebbe?

oggi la politica a che punto sarebbe?

E ANCORA LO RICORDIAMO A FORZA

 

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